Henry John, i’ vorrei che tu, Aldo e Lupo e io

Passati i trent’anni la nostalgia, non senza commozione e imbarazzo, approfitta delle tue debolezze e fa capolino nell’io privato e recondito, ad altri sconosciuto. Ieri ho avuto ad esempio una forte e imbarazzante crisi di pianto seguita da risate sfrenate nel ricordare i momenti trascorsi insieme a Henry John Woodcock , Aldo Brancher e  Lupo Liboni nelle stanze della Procura di Potenza.

Henry John, da noi chiamato affettuosamente HJ, soffriva spesso di momenti di sconforto per la gelosia nei confronti di Federica Sciarelli, alla quale rinfacciava, senza peraltro alcuna prova, di avere una relazione con un tecnico del suono di Chi l’ha visto. In quei momenti HJ piangeva come un bambino, e l’unico modo per sollevargli il morale era invitarlo a giocare allo schiaffo del soldato con noi, compagni di merende pantagrueliche al ristorante La Braciata di Tito Scalo.

Alla Procura di Potenza, pertanto, HJ era sempre il soldato che prendeva gli schiaffi. Gli piacevano masochisticamente le sberle. Gli consentivano di elaborare la tristezza che quella sgualdrinella da quattro soldi, con quegli occhioni dolci anche mentre parlava di ammazzamenti e stupri, gli provocava. HJ non indovinava mai chi gli avesse tirato la sberla. Lo faceva apposta e oh, ragazzi, avreste dovuto vedere che scapaccioni tirava Aldo!

Dopo un paio d’ore in cui il cranio di HJ era ormai tutto bitorzoluto, tutti nella macchina di Lupo e via sulla Basentana, poi in qualche disastrato motel a conduzione familiare su qualche complanare nel Metapontino a comprare Cedrata Tassoni (o birra Raffo, quando la trovavamo, ma si era in effetti un po’ lontani da Taranto) e qualche panino al prosciutto ormai sereticcio. E poi su, tra le rovine di Craco, dove il nostro HJ urlava alla luna con tutte le sue forze, lacrime goccioloni a segnargli il volto e salume penzoloni dal labbro inferiore.

Sentirsi nuovamente vivo, pronto ad affrontare l’ennesimo giorno, sempre uguale, in quell’inferno, carnascialesco nonostante tutto, della Procura di Potenza.

Che tempi, ragazzi. Che tempi davvero!

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In foto: Lupo Liboni.

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