Nuovo post sul blogghe Disasters&Development: “Transition Through Disaster: Christchurch”

Qualche giorno fa io e il mio collega/supervisor Jason von Meding abbiamo pubblicato  un nuovo pezzo sul blog Disasters&Development della University of Newcastle, da buoni tenutari e boss dello stesso.

Il pezzo che trovate qui, descrive lo “stato dell’arte” della ricostruzione a Christchurch a 5 anni dal sisma del 2010 e a oltre 5 dalla scossa distruttiva del Febbraio 2011.

Con alcuni studenti abbiamo parlato con alcuni attori che a loro modo hanno avuto un ruolo nella ricostruzione: amministrazioni locali, gruppi locali che hanno dato il vita a iniziative spontanee o si sono opposti allo status quo, piccole attivita’ imprenditoriali sorte dopo il sisma, anche il direttore di un museo che, a quanto pare, ora e’ parechcio antisismico.

La Cattedrale (foto dell’autore)In foto (mia): la Cattedrale di Christchurch, con l’abside crollato ben dopo il sisma di Febbraio 2011.

Si parla pertanto di iniziative dal basso, di conflitti, di speculazione, di tentativi di fermare questa speculazione, di piccola imprenditoria e tanto altro.

Il testo, in sostanza, e’ una versione in inglese, riletta ed estesa, del pezzo pubblicato su

“Christchurch, sei anni dopo. Tra centralizzazione, shock economy e progetti dal basso”

pubblicato su Sismografie/Lavoro Culturale e ovviamente riportato pure su questo blogghe.

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“Hurricane Matthew is just the latest unnatural disaster to strike Haiti”, su The Conversation

Il passaggio dell’uragano Matthew tra le coste sudamericane, caraibiche e del Sud degli Stati Uniti ha mostrato ancora una volta come le discussioni sui danni provocati da un disastro sottendano sempre enormi differenze socioeconomiche. Moltissimi media (anche specializzati e anche stranieri) si sono concentrati su Florida e Georgia, dove l’uragano ha causato, per ora, 19 vittime con danni ingenti ed evacuazioni.

Le morti sono uguali, non si discute se questo. Resta pero’ vero che ad Haiti, paese gia’ martoriato da secoli di sfruttamento, da decenni di capi di stato fantocci e poi dal maledetto terremoto del 2010 che ha paralizzato il paese e dal quale dopo sei anni non riesce ancora a risollevarsi, l’uragano Matthew ha provocato oltre 1000 (1000, ripeto) morti. Nella sfortuna, fortuna ha voluto non abbia colpito Port-au-Prince, capitale ancora in ginocchio dal sisma, ma alcuni tratti costieri occidentali.

Haiti e’ un paese vulnerabile perche’ povero, sfruttato, affamato da politiche colonialiste e neocolonialiste predatorie, non ultime quelle NGO che dopo il sisma del 2010 sono arrivate in loco intascando miliardi su miliardi senza alcuna ricaduta sui territori, abbandonati alle rovine, all’igiene precaria e al colera.

Insomma, su The Conversation, tra i primi siti al mondo di divulgazione scientifica, con taglio molto giornalistico e auanasghemps, abbiamo cercato di puntualizzare perche’ Haiti e’ ancora troppo vulnerabile ai disastri, e con chi ce la dobbiamo prendere (colonialismo, Stati Uniti, Nazioni Unite).

Se volete, lo trovate qui

https://theconversation.com/hurricane-matthew-is-just-the-latest-unnatural-disaster-to-strike-haiti-66766

Ave